Mi muovo grazie ai miei due piedi. Passo dopo passo mi hanno portato in tanti posti diversi. Appoggio gli scarponi consumati e puzzolenti su di una sedia e noto che da ogni piede si dipana una radice, a sua volta ben ramificata; ciascuna terminazione tocca una relazione a me cara. Una radice è ben salda in Italia. L’altra è con i compagni dell’Operazione Colomba e la comunità resistente di Tuwani. Sono parte di me. Mi nutrono e a loro dedico il mio modesto impegno. Voglio essere capace di prendermi cura di entrambe, di innaffiarle e rispettarle affinché crescano nuovi butti. In questo momento tuttavia ho deciso di ripartire proprio dall’Italia, quest’Italia malata che, dietro le notizie dei tigì, nasconde storie di persone che soffrono impensate marginalità, scempio dei valori partigiani della nostra costituzione. Al tempo stesso, ben oltre l’indifferenza e la facile polemica, scopro una vitalità solo apparentemente sopita, viva speranza di una resistenza che sappia vincere ancora una volta e rifondare un paese alla deriva. Vengono i brividi a considerare quali fenomeni stanno popolando il nostro tessuto sociale disgregato da un odio persino banale ed un’ignoranza crassa in cui crogioliamo i luoghi comuni. Questa volta non posso nascondermi dietro le differenze culturali, ne la certezza di un biglietto di ritorno o il salvacondotto di un passaporto straniero. Questa è l’Italia, la mia terra. Urge un’etica della responsabilità. Azione. I piedi si rimettono in cammino. Come le radici, due sono i motivi: occorre ripensare criticamente il ruolo che l’Italia e l’Europa giocano nel mantenere il conflitto Israelo-Palestinese e nel legittimare le violenze dell’uno ed il vittimismo dell’altro; d’altra parte sarebbe ipocrita sputare sentenze sull’aparthaid di Israele quando il razzismo imperversa qui nelle nostre strade. Insomma, si tratta di abbandonare la logica del “noi che siamo buoni veniamo a darvi una mano a costruire la pace”, per cominciare “noi comunità resistenti e nonviolente, tanto in Palestina quanto in Israele e in Italia, noi gente del buon senso e non del senso comune, noi amici della nonviolenza, noi costruttori di pace, noi cittadini ci uniamo e sosteniamo solidalmente per un cambio sociale verso una realtà di pace e giustizia nei rispettivi paesi”.